mercoledì 30 giugno 2010

Estate '10 - Inverno '85

Ha delle belle mani. Belle da appoggiare la mia sulla sua e intanto cambiano le marce e intanto torniamo dalla spiaggia insieme ai Massimo Volume.
Ci sentiamo come il soffitto di una chiesa bombardata e il cielo,
quattro ore dopo,
si apre.
Buonanotte, Francesca.

lunedì 28 giugno 2010

Quello che sto facendo è come mangiare mentre si fuma. E' uno schifo. Come quello che sto vivendo. Addormentatemi.

Luna piena.

Mi sto disintossicando da tutto, da tutti, da te, dalla città.
Un picnik al chiaro di una quasi full moon ieri sera, una gonna a vita alta e una camicia a fiori e una bottiglia di vino e magari arriva il mostro di Firenze mentre siam proprio qui in camporella e ci fa secchi tutti e due. Bene, dato che dobbiamo morire puoi anche spettinarmi i capelli, posso anche togliere la cintura che mi sta scomoda. Non importa essere fighi in certe circostanze.
Quanto sono omologata nel modo di scrivere, lo so, ma mi esce così.
Giuro che di questo passo mi svuoto la mente, questa è la volta che ci si riesce.
Poi ti ho scritto un'altro mucchio di parole che non leggerai mai, una di quelle lettere che mi piacerebbe ricevere e invece mi ritrovo a scrivere. Non ho pensato al tuo naso per un pò ed è stato liberatorio. Chi lo sa perchè è andata così questa cosa e chi lo sa perchè ogni tanto mi vien voglia di spender quattro euro e mezzo in sigarette. Dovrei metterli da parte e riempirmi di libri e stendermi vicino al fiume la sera e leggermeli e diventare una con una stesta così. Diventare un fisico teorico. Che bisogno c'è dell'università quando hai tanto tempo libero.
Esco con un ragazzo che non ha mai visto le foto che scatto, dice che non gli piace, la fotografia. Mi da paga per quanto riguarda la fisica quantistica e la cultura musicale, e dice che sono speciale. Chissà che cazzo ha visto. Non gli ho nemmeno parlato di cose interessanti, non legge nemmeno quello che scrivo. Chissà, magari ho qualcosa di bello e di intrinseco anch'io, ieri sera ci ho creduto. O sarà che avevamo appena fatto l'amore, non lo so.
Mi distrae da quanto sei bello e quanto non mi caghi e va bene così, magari prima o poi ci resto sotto anche con lui e magari funziona pure.

venerdì 25 giugno 2010

martedì 22 giugno 2010

Immaginazione razionale.

Stavo pensando a quando si era piccoli e ci piacevano tutti quei nome che iniziavano con la Jey e con la Kappa e con le Ypsilon e tutte quelle lettere inglesi che facevano molto star del cinema. E facciamo che io mi chiamavo Jennifer e il mio fidanzato Mark e vivevamo a New York e mangiavamo bacon per colazione e avevo i capelli lunghi fino al culo e gli occhi verdi; tu chi eri?
Avevamo cominciato a porre seriamente il divieto di utilizzare alcuni nomi troppo gettonati, altrimenti il gioco diventava noioso.
Se no si giocava che io ero un gatto, un blu di Russia, tu eri un Maine Coon e i miei polpastrelli erano neri, mentre i tuoi rosa, i miei baffi e la mia coda erano lunghissimi ed ero molto agile.

Che noia questa immaginazione razionale che è l'unica che mi è rimasta.








lunedì 21 giugno 2010

"Potremmo parlare per sette ore di un ossimoro, ma io lo sento quello che non dici ed è bello come te."

Numero.

Questa piccolissima serenata, con un fil di voce si può cantar.
Un'estate che non si presenta affatto, niente nodi tra i capelli.
Prima di andare al lavoro mi ritrovo di nuovo qui con una pagina noiosamente bianca. Oggi la prendo sul noioso, ma potrebbe anche essere interessante. Accentua la mia insoddisfazione. Ignorare. Vorrei non comprendere e vivere nella quiete.
Oppure vorrei avere anch'io un paio di occhi gonfi d'immagini che fan brillare.
Vorrei essere un numero. Credo di essere entrata in una di quelle fasi stile "Ti preeego, mamma, dammi un voto!". Vorrei essere un cazzo di numero dispari. Non banale come quelli pari, che li puoi piegare in parti uguali, dividere e blabla. Un numero dispari. Sempre e comunque parte di una scienza esatta, o bianca o nera, niente grigi, ma già meno stabile del resto. Meno equilibrato. Magari un numero primo.
Bella merda comunque, credo. Mi ritroverei nella stessa situazione in cui mi trovo ora. Stando al mio stile di vita malaticcio.
Con la sfortuna che ho, di sicuro sarei un numero primo gemello.
"Usando il suo famoso metodo del crivello, Viggo Brun mostrò che il numero di primi gemelli minori di x è minore di x fratto logaritmo di x alla seconda. Questo risultato implica che la somma dei reciproci di tutti i primi gemelli converge (vedi costante di Brun). Ciò è in evidente contrasto con la somma dei reciproci di tutti i primi, che diverge. Egli dimostrò anche che ogni numero pari si può scrivere in infiniti modi come differenza di due numeri che abbiano entrambi al più 9 fattori primi. Il noto teorema di Chen Jingrun afferma che per ogni m pari, esistono infiniti numeri primi che differiscono di m da un numero che abbia al massimo 2 fattori primi (cioè un semiprimo).
Prima di Brun, anche Jean Merlin aveva tentato di risolvere il problema con il metodo del crivello."
Ok, in parole povere dovrei avere a che fare tutta la vita con un tizio a caso che sta un numero più in là, o addirittura con uno che sta direttamente lì affianco (nel caso io sia un tre) e, al contempo, essere analizzata da millemila studiosi.

E se fossi un numero primo irregolare? Come definizione credo mi calzi.
Vado al lavoro.







domenica 20 giugno 2010

SW.










Questa sequenza HA un senso.

Ritorno.









Son giorni vuoti di voci diverse, densi di cose mie.
Son giorni che son tornata alla mia città che non mi è mai sembrata così piatta e inospitale e non c'è nessuno e i sabati si passano a scorrere fotografie su un minischermo e a stracciare fogli di carta pieni di lettere ammucchiate a sembrar parole che non dicono nulla e che mi rendono debole. Ho le ossa morbide.
Le solite non-domande e le recalcitranti non-risposte, risposte per metà.

Ciao, S, torno dopo anni e son sempre io. Solo con un pò più di merda in testa.
Trovare un posto comodo nel nulla non è mai stato così difficoltoso.



giovedì 10 giugno 2010

Matrimonio e varie.

Papà si è sposato


Con la mamma, non quella di sangue, l'altra.




E adesso io e mio fratello siamo tipo fratelli per davvero.





C'erano tutti, parenti e amici.







Il frutto dell'amore è il peperone.




C'è stata una grande festa per il matrimonio.
Abbiamo suonato, eravamo ubriachi fradici, non mi sono ancora ripresa del tutto.















Sono tornata a vivere stabile alla casa a Forlì.
Io e R. ci siamo lasciati.

venerdì 4 giugno 2010

A te e a questo vento di giugno

A te che sei nato con i gelsomini e con le giornate più lunghe dell'anno e con i tabelloni appesi alle portefinestre delle scuole e i ragazzini coi nasi freddi a forza di schiacciarli contro il vetro e con gli asciugamani sui sedili dietro delle auto e le birre nelle borse-frigo, a te che hai aperto gli occhi la prima volta quando si tagliano le gambe ai jeans, quando si assaggia la temperatura dell'acqua con le punte dei piedi, quando i capelli iniziano a diventare crespi di sale e nascono le lentiggini sui nasi e si mangiano le ultime ciliegie e i primi cocomeri e si cena in giardino con le zanzare e gli zampironi e le candele alla citronella gialle che ti ustioni i piedi con la cera e con i gatti che salgono sui tavoli e i capelli ancora bagnati di doccia. A te che arrivavi qui con l'odore del diserbante per pomodori che ormai è diventato il normale odore dei pomodori nell'immaginario comune, quello verde che pizzica un pò al naso, in quei giorni che si inizia a cenare in gelateria, che si esce solo dopo le sei di sera, che alla casa al mare c'è l'ora del silenzio ed è un supplizio per ogni bambino e i grandi dormono e rubi la nutella dagli scaffali. Quando la cioccolata in barretta non si compra più perchè fa caldo, quando ci sono i grilli e si mettono le lucciole nei barattoli e ci si sente in colpa e le si libera, quando c'è chi ha sette anni e tre libri di esercizi per le vacanze, quando c'è chi ha diciott'anni e dieci materie per una tesina e un esame, quando monti la piscinetta in giardino per metterci giusto il culo dentro e stapparti una Moretti da 66.
A te e a questo vento di giugno che ci spinge verso direzioni opposte, un bacio alla Coca-cola.