lunedì 30 agosto 2010

Ti voglio bene, giusto così, per non violentare un quadrifoglio.

Una volta con M. siamo andati in Sicilia.
Io la nostra casa me la ricordo bellissima e mi ricordo lui che si spostava strusciando sul pavimento all'interno del sacco a pelo e noialtri si piangeva tutti dal ridere.
M. mi ha insegnato quel giochino che si fa con il pacchetto di sigarette, la sua relativa plastichetta e il bollino del monopolio, quello che dài fuoco al bollino arrotolato e lo infili nel goldone un pò sollevato e dopo il fumo scende giù a fontanella. E diceva che quello era il pisello del cammello che faceva la pipì, che in casa si fumava tutti Camel, anche se sul pacchetto c'è il dromedario (con l'omino con il pisellino dritto che si scorge sulla zampa anteriore, e anche questo era un gioco molto divertente).
Oppure si chiedeva: tu sei lì nel deserto e ti scappa la pipì, dov la vai a fare? E ci sono solo palme e piramidi. E tu se non lo sai rispondi dietro la piramide, ma invece si gira il pacchetto e c'è la città e c'è anche il bagno. In teoria.
M. un giorno è andato sull'Etna con le scarpe di papà e gli si è sciolta la suola.
Un viaggio di sedici ore col Ducato nove posti, quarantadue gradi e una tempesta di sabbia all'arrivo.
M. è quello che mi ha detto "Ti voglio bene, giusto così, per non violentare un quadrifoglio."
Ci siamo conosciuti che io avevo quattro anni e stavo come un cane e lui diciannove e mi sa che stesse pure peggio, anche se non gliel'ho mai chiesto. Ma posso immaginarlo, a giudicare dal posto in cui ci siamo incontrati.

ZampeDiFoglia.

Quando abitavamo in Via Nobel andavamo a pattinare al Parco della Resistenza.
M. ci accompagnava, a me e a Matteo, e non so se gli piacesse davvero o la Cinzia lo simil costringesse, ma io questa cosa me la ricordo molto piacevole e mi sa anche lui.
Io e Matteo ce la bullavamo molto perchè eravamo sempre i più bravoni tra i bambini del parco; erano quei pochi momenti in cui andavamo d'accordo, perchè in genere io e i miei ventiquattro chili e il mio trentuno di piede le prendevamo dalla mattina alla sera dato che lui era gigantesco. Ma sto divagando.
A volte non ci fermavamo a pattinare, la Cinzia ci mandava a comprare il gelato allo jogurt al Crème Caramel e allora nel parco ci camminavao soltanto e guardavamo ZampeDiFoglia.
Le ZampeDiFoglia sono bianche e nere e hanno i piedi che sembrano foglie di una qualche pianta strana e non c'entrano niente con tutto il resto. Il nome scientifico è Folaga. Hanno un vestitino anni sessanta, sono le modettes del parco, ma indossano delle scarpe verdi di tartaruga che qualunque vero Mod le snobberebbe. Ma tanto loro devono solo nuotarci, con quei piedi lì, cosa gl'importa.
Io e M. eravamo molto affascinati da questa cosa delle zampe di foglia e dicevamo sempre Uh c'è ZampeDiFoglia, sia all'andata che al ritorno, come a meravigliarci, anche ce sapevamo che le avremmo trovate sempre lì.
Ancora adesso ci sono, e io le saluto sempre, anche se chi è con me spesso non capisce bene nemmeno se glielo spiego.
Forse perchè quelle zampe possono sembrare foglie solo alle bambine di sette anni e ai ventun'enni che gli vogliono molto, molto bene.
M. un giorno è partito per la Russia e io gli scrivevo tante lettere. L'ho rivisto due volte quando avevo dodici anni e poi tre mesi fa, e quell'ultima volta ero ubriaca fradicia, fradicia.
Non l'ho nemmeno salutato bene perchè quando è andato via ero vestita di tutto punto, con i riccioli e il vestito da festa ma ero svenuta con metà corpo sul divano e l'altra metà sul pavimento e la sigaretta ancora accesa in mano. Sentivo la sua voce che salutava tutti, ma non riuscivo a muovermi; ho avuto gousto un attimo di forze per rispondere al suo abbraccio e poi chissà quando lo rivedrò.
Prima che finissi così ci eravamo raccontati tutte le cose che ci mancavano da dirci. Ma ci interrompevano continuamente perchè era pieno di gente che non ci vedeva da anni e voleva parlarci e voleva salutarci che è una roba che fa sentire importanti ma noi volevamo stare tra noi.
Io parlavo, mi rovesciavo il vino sul vestito del matrimonio ed ero molto felice.
E ci siamo ricordati anche di ZampeDiFoglia.

Le persone, quando parlano al telefono con qualcuno che non conoscono bene o non conoscono per niente, cambiano voce.

Le persone, quando parlano al telefono con qualcuno che non conoscono bene o non conoscono per niente, cambiano voce.
Fateci caso.
Io mi ricordo quando vivevamo insieme con M. che aveva ventun'anni e faceva la quinta liceo ancora, perchè prima aveva avuto faccende più importanti da sbrigare. Mi ricordo come se fosse ieri il giorno che ne compiva ventidue e il bigliettino di auguri, ma questa è un'altra storia, come quella di ZampeDiFoglia, che la racconto un'altra volta.
Dicevo, le persone cambiano voce in queste situazioni e quando hai sette anni e a queste cose ci stai attento anche se non vuoi perchè hai un cervello-spugna, te ne accorgi tantissimo.
E allora io lo sentivo che parlava nella sua stanza rosa (la mia era azzurra, quella della cinzia verde-ospedale, il salotto blu anche se io me lo ricordo viola, la cucina gialla, i miei capelli biondi) chissà con chi, chissà se aveva una ragazza con cui usciva, con cui si innamorava... io mi ricordo solo un amico con i dreadlocks con cui ascoltavamo "Acido acida" e che poi era diventato anche amico della mamma e che si chiamava Gianni.
Alla mamma piacciono giovani, anche se adesso esce finalmente con un tizio normale, speriamo che riesca anche a comportarsi da persona normale, ma questa è un'altra altra-storia.
Anche la mamma vuole tanto bene a M., le trema sempre di sorrisi la voce quando ne parla.
Dicevo, a sette anni non potevo fare a meno di farglielo notare che al telefono cambiava voce spesso. Passavo di lì e dicevo Con chi è che parli che quella lì non è la tua voce? Smettila di cambiar voce.
E allora lui un giorno mi ha chiesto com'era quando era diversa e io ho risposto: Ride, vuol far la simpatica.
E lui: Ah.
Faceva la bella sofisticata, la sua voce, con gli sconosciuti. Ma mica era una cosa conscia, mica era una cosa brutta. Era una bella voce, io avrei voluto che la tenesse sempre così. Anche se quella di M. è bellissima anche quando non fa la simpatica.
Secondo me, quando sei tanto bello dentro, tutta quella bellezza da qualche parte deve venir fuori, se no esplodi. E la sua esce così dalla bocca, in suono.
Io se la dovessi disegnare la colorerei d'argento.

Pendant.

Dieci e quindici del ventinove.
Fuori c'è una nebbia che ti rivolta come un guanto. (CIT.)
Io ho un paio di scarpe che sono alternative perchè c'è un buco circolare sul dorso del piede, ma un gran freddo entra dal buco.
Ho un freddo ai piedi circolare.
Ho una maglia color capelli e color occhi, che son dello stesso colore dei capelli e un basco color pantaloni che sono color peli delle gambe e color scarpe. Son proprio una ragazza alla moda, tutto fa pendant.
Mi viene in mente M. e gli voglio tanto bene,
se penso al verbo "voler bene", penso a quello che provo per lui.
Che poi "voler bene" non è che è un verbo.

sabato 28 agosto 2010

Mi ha chiesto di sposarlo, ieri notte.

Stanotte in mezzo ai soliti omicidi ho sognato che,
Leo mi chiedeva di sposarlo.
Eravamo a Parigi e mi mettevo a piangere dalla commozione e cio' mi fa pensare che quella che ho sognato non fossi io perche' non mi commuovo mai. Solo una volta mi e' successo. Mi avevano regalato la mia prima macchina fotografica. Che non e' una roba da poco, we.
Dicevo eravamo a Parigi ed avevamo tantissimi amici e piacevamo alla gente che e' un altro motivo che mi spinge a credere di aver sognato qualcun altro e con una scusa mi convincevano ad uscire sul davanti dell'edificio in cui studiavamo nel bel mezzo della lezione che era un posto bellissimo, architettura francese, ma credo che si trattasse dell'akademie der bildenden künste di Monaco per l'occasione-sogno spostata in Francia e con il programma di studi relativo all'HBFK di Amburgo. Appunto, di sogni si tratta, e mi dicevano di guardare il cielo e dalle finestre qualcuno faceva volare un sacco di coriandoli anche argentati e gialli e rossi e sembrava di essere ad un concerto dei Green day di quando volevano far colpo sulle sbarbine e quando suonavano avevano la macchinasparacorandoli e io me lo ricordo perche' appunto ero una sbarba undicenne e con me avevano centrato il bersaglio e comunque, dicevo, coriandoli.
Mi vuoi sposare ci abbracciamo io piango lacrime d'oro e le gambe mi cedono come quando il giorno prima hai sciato per otto ore e l'acido lattico e' montato come la schiuma della Guinness alla spina all'irish pub.
Il sogno finisce prima che tutti noi possiamo sapere cosa io abbia risposto.
Si ferma cosi' in un abbraccio coriandoloso di un settembre francese e un tramonto giallo e cinquanta persone alle finestre che aspetteranno per sempre una mia risposta che non sentiranno mai.
Che metafora di vita. Ora possiamo giocare a continua-la-storia.

mercoledì 25 agosto 2010

Ieri ha piovuto che mentre eravamo per strada ci ha investiti un'onda anomale. Non c'erano appigli, venticinque secondi di nuoto in centro a Monaco. Ci salva il bar del museo e ci facciamo una tazza d'acqua sporca con i capelli che gocciolano, i vestiti che gocciolano, le ciglia che gocciolano, i nasi che gocciolano, la gente che ci ride in fronte.
Stamattina per terra c'erano i rami interi e un concerto d'ambulanze, e' durato cinque minuti.

lunedì 23 agosto 2010

Elena e i tedeschi che sono avanti.

Elena compra sempre le cose in serie.
Scopre un prodotto interessante (di qualsiasi tipo) e prima comincia a pubblicizzarlo infilandolo in ogni genere di discorso, poi ne acquista una copia per ogni componente della famiglia piu' amici cari. Dopo averne fatto scorta per se'. Tipo la sveglia Oregon: ce l'abbiamo tutti, la mattina ci svegliamo tutti quanti con lo stesso suono.
Noto ora che e' gia' arrivata a comprare la seconda Multipla, ce ne sono due parcheggiate in giardino, e la sta gia' promuovendo con suo nipote.
O anche la storia del telefonino Skype, che in Italia ancora non si conosce, ma i tedeschi... i tedeschi sono avanti. Due euro e novantanove e chiami tutta Europa, ti registri a Skype e il telefonino si compra sul sito, e blam, telefoni.
Lei lavora in Germania da trent'anni e quando mi devo lavare i capelli a casa sua non capisco mai qual'e' lo schampoo e qual'e' il balsamo perche' non c'e' mai scritto in italiano. Mi e' capitato anche di lavarmeli con cose che non erano ne' l'uno ne' l'altro. E dopo eran stati cazzi.
Per questo che voglio imparare il tedesco, mica cazzatelle, cosi' poi quando lavoro da lei so con cosa lavarmi le mani e con cosa no. Soprattutto con cosa no.
Non usare la scopa, ai tedeschi piace molto l'aspirapolvere -Ok, scusa- io me ne son fatta mettere uno a muro che e' comodissimo veramente non puoi capire.
A casa sua non posso mettere in carica l'Mp3 perche' ci sono solo prese tedesche. Ma non e' che la loro caratteristica consiste solamente nei classici due buconi che noi italiani abbiam sempre bisogno degli adattatori, no, magari, sono anche infossate nel muro, dentro il loro quadratino di plastica, come gli interruttori, che son quadratelli di cinque per cinque centimetri.
E il mio caricabatterie dell'Mp3 non ci entra, non c'e' verso. I tedeschi sono avanti, il mio Mp3 e' oldfashioned, gli italiani son indrìo.
La casa dove sto quando abito a Monaco in Thalkirchner Straße e' di Elena e posso fumare solo sul balcone, se no se ne accorgono subito, ma a me il balcone non piace perche' e' retato. I tedeschi retano i balconi. Cosi' non ci cacano i piccioni. Cosi' stai in gabbia, vedi il panorama a rombi e pero' il balcone e' pulito. Io all'inizio non capivo, ma bisogna accettarlo, in Germania son svegli, mica pippe, reti da pesca, evoluzioni di zanzariere.
E a Monaco fa un freddo cane mentre in Italia splende il sole e i germanici bevono una cosa che e' acqua sporca in grandi tazze plasticone e che chiamano caffe' e quella che chiamano pasta e' un'altra roba senza sale, con i minuti di cottura superati, doppiati.
Pero' sono avanti, eh.

Mi e' toccato mettere gli apostrofi al posto degli accenti perche' sulle tastiere tedesche certe cose primarie son sostituite da altre robe tipo Ü, Ö, ß, Ä. E adesso sono qua in Loristraße e non potevo far diverso.










Esser fotografi a Monaco, le prove.

sabato 21 agosto 2010

venerdì 20 agosto 2010

giovedì 19 agosto 2010

Stavo dicendo che a me piace avere l'età che ho però sembra che agli altri non piaccia e che si debba aspettare per prendermi in considerazione e allora alle volte vorrei davvero aver chessò, trent'anni, ancora il caschetto ma con consideazione. Ma poi capisco che nel torto non ci sono io e allora dico grazie mondo che ne ho diciassette ancora. Che poi non si sa perchè grazie proprio al mondo ma suona bene.
Però c'è anche chi mi dice delle cose belline:

"Cioè, tipo: tu la Danimarca che mi vince un europeo a sorpresa non te la puoi ricordare,
sei nata addirittura dopo l'estate
Uah."



Chissà se ci pensi, se ci pensi mai a quel poco che è stato a quanto può aver significato e soprattutto per chi, e per chi no, perchè io si, perchè hai deciso di perdermi ma in fondo sai che non è vero perchè sono troppo debole e son troppo sola, chissà se ci rimugini mai quando ti capitano le fotografie davanti agli occhi, chissà cosa guardi, che c'è stata una trasformazione che tu nemmeno te ne sei accorto, io che divento docile, che non son più rondine, tu che invece continui imperterrito e io che credevo di aver dato l'input e adesso alè, viviam tutti felici e contenti, e invece sticazzi. Forse anche perchè ce le hai disegnate addosso, insomma non è da tutti spogliarsi di un paio d'ali, insomma sarà che son le quattro di mattina che scrivo puttanate simili, perlamordiddio, se non fosse che detesto il suo modo di fare perfettamente identico al mio potrebbe anche funzionare ma siamo come due pezzetti di puzzle con tutti buchi, tipo c'è bisogno di una linguetta per incastrarsi, noi c'abbiam solo buchi, e cosissìa, non c'è verso. Non è che si capisce subito forse quello che sto dicendo in quanto credo che nessuno sappia come si chiamano le varie parti che costituiscono i tasselli di un puzzle e non credo nemmeno che qualcun altro se lo sia mai chiesto. Siccome già son cose atte a formare una cosa più grande si da poca importanza alle loro componenti. E' la legge del più forte, in una delle tante sue sfumature.
Quindi ciccia, non funziona, it doesn't work, di lingue non ne so più, nemmeno in tedesco lo so dire, non posso giocare ad imitare Cortàzar, sono scarsa, non me la posso bulleggiare, ma tutto questo era per dire che quello che c'è non va e io penso a quello che non c'è e il presente non passa mai il futuro arriva che non te ne accorgi e il passato rimane sullo stomaco come la soia. C'abbiam la pancia gonfia.

martedì 17 agosto 2010


Son solo sola, solo sola.

lunedì 16 agosto 2010

"What she was wearing" by Denver Butson.

This is my suicide dress
she told him
I only wear it on days
when I'm afraid
I might kill myself
if I don't wear it

you've been wearing it
every day since we met
he said

and these are my arson gloves

so you don't set fire to something?
he asked

exactly

and this is my terrorism lipstick
my assault and battery eyeliner
my armed robbery boots

I'd like to undress you he said
but would that make me an accomplice?

and today she said I'm wearing
my infidelity underwear
so don't get any ideas

and she put on her nervous breakdown hat
and walked out the door.

Black book.

E' un inglese scorretto e spontaneo che viene dalla penna di qualcuno che inglese non è, quindi degli errori di grammatica non ce ne frega niente e io lo trascrivo tale e quale e mi piovono anche un pò gli occhi.

"Dear Sir or Madam,

My name is Bastian Krack. I´m 26 years old and i felt in love with a bird.
But listen it is not just a bird. It is a rondine Mulinella. Maybe she is a bird, which is a little bit difficult. She has good sides and bad sides. But in the hole univers is just one Mulinella. I accepted her as she is.

The bird showed me, my gridlocked life. There was nearly no movment in it. She also showed me all the facettes between black and white. Together we tasted the fruits of life. With her wings she took my hand and lead me to the bowl, where the jucies of life are.
She let me feel my body - my soul. Forgotten memories remainded.

I wishperd Mulinella things in her ears, which are just written down in a little black book. No creature knows about this side of Mr. Krack. So many things she showed to me and i tried the same to her.

I felt in love in the bird on the first day she flyed to me. She sang a lot of songs. Good songs - sad songs. I never asked her for reasons or made some cases against her.
So as she is i closed her into my heart.

"and now?" you will ask me? Oh sure the bird will fly away. Perhaps she will leave a broken heart. But you can´t catch a bird. It doesn´t work. A little spark of hope will be remain. Every day I will go to the window - open it - and then i will watch for her.

Perhaps she will come back one day. Perhaps I will find a place in a row of many people, which are every day watching for her on the window. I can´t say , why she sould come back to me and stay. Especially to me.

I just want that the little bird Mulinella knows, she will always has a open window at my house, will always has a nest. She can come when she want - stay how long she want.

Maybe somebody of you can tell it to her? It would be very kind of you.

Thanks a lot for your attention

Your

Mr. Krack

P.S. I hope she will find for what she is looking for!
P.P.S. She took care that I forgot the world around me."


"Dear Sir or Madam,

it´s me again, Mr. Krack. I´m still in love with the bird. I will tell you a stroy.
Mulinella left Munich on August 14th. Me too, but in opposite dircetion. My head was totally lame. So when i arrived Munich today again August 15th. The same platform on which Mulinella took off.
I get off the train - no air to breath. It was like a film in my head. I saw the scenes of her disappearance. Nails in my head - in my heart. The hole city was full of the scenes of last two weeks.

I arrived my house. Everything was like we left it. Crumbs of the midnightbreakfast on the table in the kitchen, the teethbrush in the bathroom, the leather jacket on the chair, blood on the bed. Even everything. But the bird was gone.

In that moment I realized it - no chance to escape with a train - I fall down on the floor - cried.

Dear Sir or Madam,

you see I´m still in love in the bird Mulinella. There are a lot of feelings, which are flowing through my body. Sadness - happiness and all between.
A wolf told me back in time "Sometime you need a little pain in your life, that you discover, that you are still alive."

So I´m sitting her. Have a 3rd breakfast today - alone. Of course I feel a little bit sad - bad, but I know that there is this beautiful bird Mulinella outside. Somewhere, anywhere. And I would be happy, if I will know, that I have a little place in her heart.

Thank you again for your attention

Yours

Mr. Krack"

Ferragosto.















Io non c'ho fatto niente a questa foto, questo colore da sbarba che gioca con photoshop è tutto naturale. Mi vien da pormi domande.

sabato 14 agosto 2010

Il viaggio all'indietro.

Sono le nove e trentatrè del quattordici agosto duemiladieci e il treno esce dalla stazione e fa un freddo cane oggi e sembra che Monaco lo sappia che me ne sto andando e mi offre i colori più tristi che abbia mai visto, ma mica è dispiaciuta per me, si prepara per te, che lo sa che non può splendere il sole in un giorno in cui i cerchi nei tuoi occhi piovono sale. Mi mancheranno le nostre colazioni a pranzo, a cena, a mezzanotte.

Rosenheim ore dieci e zeronove, il capotreno comincia a parlare in italiano al microfono.

Ore dieci e sedici, poliziotto in borghese entra nella carrozza e su cinquanta persone controlla i documenti solo a me e mi dico, maledetto il giorno in cui mi tinsi i capelli di questo colore.

Kufstein, ore dieci e trenta, ci sono un sacco di montagne.

Wörgl, ore dieci e quarantaquattro, e c'è il sole. Uno di quelli che non avevo mai visto qui in Germania.

Jenbach, ore undici e zerouno, dormo.

Mi sveglio malinconica alle dodici, Brennero. "My windows are always open for the rondine Mulinella."

Ore tredici e trentaquattro e son quasi a Trento e ho una fame che fa digrignare i denti ma mi trovo in un momento di misantropia totale di quelli che mi capitano ogni tanto e la cosa mi impedisce di andare a prendere qualcosa al bar. Ci ho provato, sono arrivata davanti al bancone, ho guardato la ragazza in faccia, sono fuggita.
RIPIGLIATI.

Verona delle tre meno cinque e son riuscita ad ottenere un tramezzino all'uovo in un momento di coraggio, la prima cosa che ha proposto la barista, pagare, scappare. Piove che è una cascata.

Bologna delle sedici e venti, ho gli occhi unti.
12 Agosto.
Stamattina mi son svegliata (Oh bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao) e ho starnutito e ha cominciato ad uscirmi sangue dal naso ed ero ancora dormiente me ne sono accorta perchè sentivo colare e colare e poi mi sono toccata il viso e mi sono guardata le mani nella penombra e ne ero ricoperta, mai visto così tanto sangue, e in pochi secondi ce n'era dappertutto sul letto sul petto sulla pancia sulle braccia e mi sono alzata ero nuda ho raggiunto la porta del bagno e lasciavo segni sulle maniglie e il bagno era occupato e gridavo "Open, open!" e Mr K. rispondeva dall'interno "What? Whaaat?" e intanto cadevano gocce a terra e poi ha aperto e immaginati che ti svegli la mattina ed esci dal bagno alle sette e mezza e ti trovi davanti una donna completamente nuda e completamente ricoperta di sangue e Mr K. dice "Oh, gooood!" e la donna risponde "I told you, let me in!" e il sangue non la smette, non la smette e siamo in ritardo come sempre.
Questi son quei giorni che iniziano male.
"Der tag could be nicht schön."

giovedì 12 agosto 2010

Monaco, Agosto duemiladieci.

Hallo, ich bin Mr. K., ich bin 26 jahre alt und habe mich in einen vogel verliebt.

1 agosto e la musica.

La mia iniziazione alla musica rock e' stata che avevo dieci anni e una cassetta dei Red Hot Chili Peppers e un furgone Ford nove posti e abitavamo a trenta chilometri dalla civilta' in un posto che davanti casa c'era un buco gigantesco che era un pozzetto e con la storia di Alfredino eccetera ho avuto per mesi il terrore di uscire in giardino, poi abbiamo traslocato.
Una delle quindici volte che e' successo, in quattordici anni.
E andava sempre tutto perso e non sapevi mai bene come fare a ricominciare nel posto dove si arrivava, sempre pieno di gente nuova che aveva nuove fisime del tipo in una delle case dove siam capitati la mattina potevi mangiare solo sei biscotti perche' si era in tanti e i soldi erano pochi e con i miei undici anni questa cosa mi stava molto sul cazzo, perche' gli altri bevevano anche il latte, e io avevo solo i biscotti, perche' il latte non lo digerivo, ed erano solo sei.
Fatto sta che dicevo, avevo questa cassetta dei Red Hot Chili Peppers e mi faceva ridere il nome del gruppo e anche un gatto che si chiamava Smile ma era uno di quelli che finiscono per darti retta solamente se li chiami "gatto", perche' nessuno si ricorda il nome e tutti li chiamano gatto. E tutti lo chiamavamo gatto.
E la mattina andavamo chi a scuola e chi al lavoro e ascoltavamo prima Chet Backer e Miles Davis, poi se volevo potevo mettere la mia cassetta e me la bullavo molto che ascoltavo la musica rock. Oppure la domenica andavamo al fiume con i ragazzi e loro volevano ascoltare la radio, e a quei tempi davano quella roba post-anni-90-inizio-nuovo-millennio-trash, oppure si cantava le canzoni delle sagre romagnole e io di dialetto romagnolo non capivo niente e non mi divertivo.
Poi un giorno avevo undici anni e mi sono venute le mestruazioni.
Sono andata a fare pipi', ho guardato le mutandine, mi sono guardata intorno, ho guardato le mutandine, ho riguardato le mutandine... sono scoppiata in un pianto disperato.
In casa c'era solo Alex.
Ho telefonato a mio padre. Ho chiesto se potevo andare a stare dalla mamma. Abitavo con tutti uomini. Non c'erano assorbenti. Ho fatto questo viaggio di trenta kilometri per arrivare da lei ed e' bastato, perche' alla fine di cio' c'era sangue dappertutto (TRASH!) ma almeno ero arrivata e li' pero' si potevano mangiare solo sei biscotti la mattina.
E il giorno dopo i miei se la bullavano con gli amici che alla Francina erano venute le mestruazioni e io pensavo che se e' vero che campa cent'anni solo chi si fa i cazzi suoi loro non sarebbero arrivati nemmeno alla pensione. E dalla mamma si ascoltavano i Cure. Poi sono andata ad un concerto dei R.E.M., un giorno. Poi il punk, poi il metal, poi l'hardcore, poi le etichette indipendenti, poi dell'altra new wave e ora son qui che ascolto i Neil of Impression su un treno che va a Monaco e finalmente non e' qualcun altro che decide dove devo andare a vivere.