sabato 30 ottobre 2010

Mio cugino di quattro anni.

Mio cugino di quattro anni ogni tanto si deve insultare con mio fratello in quel modo in cui si insultano i bambini tra di loro. O meglio, si insultavano. Quelli di nuova generazione son passati a forme più colorite.
E fa fatica a concepire il concetto di rima, diciamo.
Funziona circa così:

Una spinta.
Carlo: Non mi hai fatto niente, faccia di serpente!
Paolo: Non mi hai fatto niente, faccia di maiale!
Mamma: No, Paolo, ritenta.
Paolo: Non mi hai fatto nulla, faccia di serpente!
Mamma: Ma no! Lì al massimo ci metti "betulla"!
Paolo: Non mi hai fatto niente, faccia di betulla!
Mamma: Okay, lascia perdere.

Si ride e si torna a giocare.

venerdì 29 ottobre 2010

Allora, oggi parlo di CHI leggo io. Che leggo blog e non ci scrivo e basta.

Prima di tutto Simonerossi, poi Fabriziogabrielli, poi Paolonori, poi Elenamarinelli, poi l'Annacrayon,
e infine guardo le foto di Annettepehrsson.

giovedì 28 ottobre 2010

Sono annoiata, il mondo fa schifo appena fa nuvolo, non studio nemmeno per la patente, questi commenti anonimi mi intristiscono, la mia macchina fotografica ha la polvere sopra, mangio come una scrofa, ho visto morire Wassilly nelle mie mani, tanto era piccolo, non tra le braccia, con gli spasmi e gli occhi che diventavano opachi. Si è fatto la pipì addosso, il morso gli ha spezzato la spina dorsale paralizzando la metà posteriore del corpicino e io ho visto tutto, quando sono arrivata si trascinava sulle zampe anteriori con la bocca aperta, da cui non usciva alcun suono. E poi ho pianto e dormito per il resto della giornata.
Però amo Richi, sembra che siamo stati modellati per incastrarci ben bene, non credevo che avrei potuto più pensare cose simili.

lunedì 25 ottobre 2010

Sono le ventitrè e cinquantacinque e mentre aspetto la mezzanotte che i messaggi della Vodafone si azzerano mi leggo il blog di Jacopo Lietti che alcune cose mi piacciono e altre meno ma alla fine le robe che dice lui le ho ascoltate a ripetizione per tre mesi e quindi vuol dire che sottosotto voglio solo fare la fica e tanto vale che sto zitta.
Io se penso a cosa facevo l'estate della quarta superiore mi viene in mente me che passo davanti al Tengelmann per andare a prendere la metro e piove sempre, piovono pietre da un cielo di cotone e intanto è sempre più caldo, dalle finestre entran sirene, dai rubinetti esce sudore e tu. Di. Verde vestita sei. Altrove. Mentre vado a prendere il diciassette passando da Müllerstraße e oggi è una così bella giornata, e io vorrei che tu tornassi a casa per cena.
O anche io che è il sette agosto notte in Loristraße e non ho paura del buio, meglio non vedere che cercare in vano e non trovare. E la mattina in laboratorio preparare gli sfondi e scoprire posti in cui dove parcheggi in fondo a nessuno importa. Che piagnucolo in casa perchè il sabato sera nessuno mi da un passaggio e faccio una lista delle cose che non voglio, questa volta.
E come al solito adesso che tutto sembra a posto manco io, manchi tu, maledetta sfortuna, in un agosto che non finisce mai, e lo so che non devo illudermi e non esiste risarcimento per quello che ho perso. E vedo la nostra fine. E solo una piccola parte di me risponde all'appello, ma tu non la senti.
O quelle ripicche vuote che ci hanno divisi in un giugno che non mi ricordo e tutti non hanno ancora smesso di chiedermi di te, non è vero che non sei più niente, il tuo numero me lo ricordo bene, mi pesi sui polmoni.
O io che continuo a dirti lascia questi vestiti sporchi in questa casa e aspettami, altrove.
Che anche se ho paura di non riconoscerti, avrò tutto il tempo per capire come fare a stupirti.






Se non ascolti i Fine Before You Came questo post ti farà cagare e ti sembrerà una poesiola adolescenziale Vascobrondiana.

giovedì 21 ottobre 2010

C'è da essere d'un bello che anestetizza per farmici pensare senza una fine, per far succedere che anche quando andiamo a letto alle quattro e ci son zerogradi poi scopiamo lo stesso, devo dire che non mi è mai successo prima, io alle quattro dormo. Bisogna essere d'un bello che anestetizza per far succedere che per rimanere con lui dentro fino a quando non mi sento più le gambe non mi fumo la mia sigaretta, mai capitato, me la dimentico proprio. La volta che siamo usciti per la prima volta in una posizione scomoda ma che si stava bene questa persona di cui l'altro giorno mi sono innamorata mi ha chiesto, Domani non sparisci, vero? Io ho detto di no.
Mi piace tenere le mani tra le sue costole e il suo vuoto.
Si capisce che ci sei rimasto sotto quando torni a casa e ti ricordi che odore ha lo spazio tra il suo naso e il suo labbro superiore.







Queste foto non c'entrano niente, però le metto perchè volevo dire che in questi giorni mi pettino poco, non mi trucco per niente e mi curo zero degli abiti che indosso, eppure chi mi sta intorno mi dice che sono più bella.
Come gli innamorati dei film e le donne incinte.







L'altro giorno mi son innamorata.

lunedì 18 ottobre 2010

Per favore smettetela di rampinare qui. Non sono un grande scrittore, non potete ladrarmi anche quel poco di buono che faccio. In particolare, non copiatemi il modo di descrivere i discorsi diretti perchè son gelosa dura.




P.S. = L'altro giorno ho creato un portfolio decente, finalmente. Lo trovate Ho creato un portfolio decente, finalmente. Lo trovi QUI

domenica 17 ottobre 2010

Quando avevo sette anni io, in macchina.

sabato 16 ottobre 2010

Un giorno che avevo quattro anni.

Io ogni inverno da quando ho tredici anni impazzisco.
Mi cade il cosmo addosso, la mia stanza diventa un disastro, non riesco ad alzarmi dal letto la mattina e, negli ultimi due anni, mi dedico unicamente alla mia ampolla e al modo di trovare la moneta per farcirla.
Ho iniziato a pensare che probabilmente i miei problemi relazionali son la conseguenza di quando un tipo mi metteva il cazzo in mano serialmente all'età di cinque anni; ma fa troppo "Le Iene" la ragazzina traumatizzata dalle molestie. Insomma, son successe cose peggiori.
Tipo il mio primo trasloco.
Un giorno che avevo quattro anni mi sono svegliata e siamo andate via di casa io e la mamma.
Mi sono alzata e siamo partite e il bello di tutto ciò è che la cosa si sapeva da un pò ma nessuno si era preso la briga di avvisarmi. La mamma si comporta tutt'ora così con mio fratello: lo carica in macchina e va. Tanto è piccolo, non capisce. Ovviamente no cintura, no seggiolino, in piedi, davanti, con la testa fuori dal finestrino. Papà invece ha capito la lezione e adesso, quando si deve andare da qualche parte, con Carlo inizia un mese prima, Guarda, Carletto, domani partiamo per le vacanze, ci sarà il mare, la spiaggia, dormiremo in tenda, mangeremo i panini con il prosciutto. Probabilmente perchè dopo quel giorno che avevo quattro anni e ce ne siamo andati poi per i sei anni seguenti dallo psicologo ho disegnato solamente la casa che avevo lasciato e in cui volevo tornare.
Quel giorno che ci siamo trasferite mi ha detto papà che non ho fatto la pipì mai.
Siamo finite in un posto terribile in cui il capo era una donna frustrata che maltrattava tutti quanti appena la mamma non c'era insieme al suo braccio destro uomo senza palle.
La mamma siccome era un pò matta aveva detto agli assistenti sociali che papà era una brutta persona e allora non mi arrivavano le sue lettere nè niente e son stata un pò orfana per sette mesi.
Mi ricordo che avevo sempre l'otite e la pisciarola, perchè quando hai mal d'orecchio l'unico attimo di sollievo lo provi quando deglutisci un liquido. Try to believe.
La donna frustrata quando andavano via le mamme la mattina che non ho mai capito dove andassero, ci sequestrava tutto quello che avevamo e lo chiudeva in una stanza che diceva che poi le cose andavano ai bambini poveri. Ogni tanto qualcuno di noi riusciva ad entrarci e arraffava tutto ciò che trovava che poi diventava suo. Quindi capitava che vedevi tornare gli eroici con il tuo giocattolo sequestrato una settimana prima e potevi riaverlo solo affrontando prove improponibili.
La più eroica di noi era Marianna, sulla cui bicicletta imparai ad andare senza rotelle, e un giorno per un portachiavi fece spogliare e stendere uno sopra l'altro me e Vincenzo che era il mio migliore amico, in cima alle scale.
Poi abbiamo cambiato casa ma non è cambiato nulla, perchè le persone frustrate sono dappertutto e si sfogano sul più debole anche quando quest'ultimo ha quattro anni e loro ne hanno più di quaranta.
Papà tre anni fa ha rivisto quella stronza e lei l'ha riconosciuto e aveva molta paura, anche se papà è sempre molto gentile.
Forse qualche rimorso ce l'ha.

giovedì 14 ottobre 2010

Stamattina non sono andata a scuola, tanto per cambiare. E' una cosa che non mi, andare a scuola.
Stavo male e mi ribolliva la pelle e Richi era troppo bello per muoversi.
A meno che non fosse un muoversi in sincronia.
Ore quindici e trenta, Aspirina + Laroxyl e sono andata a raccogliere due file di kaki.

mercoledì 13 ottobre 2010

Costole con calci.

Questa storia non l'ho mai raccontata bene come meritava e infatti la racconto adesso.
Un giorno che avevo diciassette anni da poco ed era il dodici novembre duemilanove ho preso un calcio nelle costole che me ne ha incrinate tre.
Stavo discutendo con il mio ragazzo sugli scalini della palestra della scuola e un giovane schizofrenico innamorato di me da circa due anni ha pensato bene di aggredirmi dall'alto con un quarantasei di piede.
Tre anni prima:
Io ero in prima Dì all'Istituto Statale d'Arte di Forlì, sezione liceale, e a metà anno è arrivato un ragazzo nuovo che non ha mai rivolto la parola a nessuno sebbene si tentasse di istaurare un rapporto, da parte di noialtri, che ai tempi eravamo ancora uniti.
Così muto e sfuggente ci è rimasto fino a giugno del secondo anno, quando è stato bocciato, quando ha cominciato a chiedere insistentemente di me agli altri. Ha ottenuto il numero di una delle mie amiche più strette, poi il mio, poi ha cominciato a mandarmi sms incomprensibili in cui diceva di amarmi, a telefonare all'altra ragazza senza spiccicare una parola, solo suonando il piano davanti alla cornetta. E durante tutto l'anno scolastico successivo mi ha seguita dappertutto, a scuola, cercando di non farsi vedere, quando invece era altissimo e magrissimo e tutti se ne accorgevano, e aveva imparato a memoria gli spostamenti della mia classe per appostarsi davanti alla serratura della porta, davanti al bagno del corridoio del piano su cui avevo lezione, per infilare la testa e guardare all'interno della stanza pensando di non essere notato, per far finta di incontrarmi casualmente e scappare appena gli sguardi si incrociavano.
Le bidelle (sorry, il personale ATA, quest'anno hanno anche il cartellino con su scritto il proprio nome come le cassiere del Conad) mi fermavano per dirti Ehi, è passato tre volte davanti alla porta dalle dieci alle dieci e trenta, prima guardava dalla finestra, stamattina spiava dalla serratura, eccetera.
Finito il terzo anno, inizia il quarto e lui comincia a parlarmi. Dopo quasi tre anni di silenzio.
Mi chiede ripetutamente se il fatto che sia nata nel millenovecentonovantadue è la verità, se davvero sono lesbica come dicono, che università frequenterò, che genere musicale preferisco. Sempre le stesse quattro domande. Lui è nato il venticinque marzo novantadue, è eterosessuale, vuole studiare architettura a Cesena, i Pink Floyd sono musica da bambini.
Mi segue ovunque anche quando è evidente che ho altro da fare. Ma non gli chiedo mai di lasciarmi sola. Mantengo le conversazioni. Fino a che, quel giorno, non gli chiedo per la prima volta di lasciarmi cinque minuti di tempo per chiudere una discussione che avevo iniziato.
Torna dopo circa due minuti e cinquanta secondi e mi sferra un calcio che avrebbe ucciso uno qualsiasi dei miei gatti obesi. E si dilegua.
Finisco con un cartoccio di carta igienica bagnaticcia sotto la maglietta sul divanetto del preside che impiega un'ora e mezza per decidere se chiamare anche l'ambulanza o solo i miei genitori. Intanto fuma il suo sigaro e litiga con il mio ragazzo perchè indossa il cappello nel suo studio mentre io non respiro e non muovo più il braccio sinistro già da un pezzo. Prego, Vittorio, fai con comodo.
Poi che succede, sto otto ore su una barella al pronto soccorso dove arrivo in ambulanza dove mi misurano la pressione che è una cosa che mi fa salire i conati di vomito (se mi vengono strette le braccia, in particolare i polsi, svengo)e vinco un paio di lastre, una siringa di Voltaren che mi fa una pippa e una boccetta di Torador che anche lui mi fa un'altra pippa.
Non dormo per una settimana, in quanto le tre costole, quando svuoto i polmoni dall'ossigeno, si appoggiano sui nervi infiammati sottostanti provocandomi fitte terribili. Guardo un sacco di film gay.
Ma l'"epicità" di questa storia sta nella conclusione che Vittorio trae alla fine di tutto il guazzabuglio, secondo la quale la reazione del ragazzo è più che comprensibile in quanto io persisto nel farmi vedere in coppia con il mio ragazzo all'interno della scuola e allora è normale che ad un tizio a caso innamorato di me venga da prendermi a calci. E mi par chiaro. Ragazze, non frequentate posti pubblici accompagnate dal vostro fidanzato perchè potrebbe esserci in giro uno schizofrenico a cui potreste piacere molto.
Il boss rimane a sguazzare nelle sue convinzioni anche dopo che lo psichiatra del ragazzo ha specificato che il gesto non è stato dettato dalla gelosia ma da un'allucinzaione, caratteristica tipica della Schizofrenia.
La storia finisce con il giovine internato in un ospedale psichiatrico e io con un sei in condotta in pagella a fine anno.

lunedì 11 ottobre 2010

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Ho focalizzato il possibile motivo dei mancamenti di sabato e domenica.
Sabato sera, prima di uscire, avevo preso sei gocce di Laroxyl mixate ad un'aspirina e in seguito avevo condito il tutto con vodka, Red Bull e fumo pacco.
Uno svenimento mi pare il minimo.

Avere diciottanni è troppo per me.

Io da quando ho diciott'anni non riesco più ad andare a scuola.
Soprattutto da quando dormo con Richi. Mi sveglio la mattina e... non ci vado, a scuola.
Ero più brava quando stavo a Faenza, svegliavo tutti, facevo il caffè, sgranavo un joint.
Credo che sia colpa dell'onnipotenza del libretto delle giustificazioni con la propria firma sopra.
Dopo che succede che la mattina non segui le lezioni e ti svegli a mezzogiorno e focalizzi che hai perso la mattinata a letto e sei rimasto ancora più indietro di quanto già non fossi, sopraggiunge il senso di colpa.
Come quando stai tutto il pomeriggio davanti al pc mangiando Coco Pops a manciate che poi rimangono anche tra i tasti della tastiera e ti dici, devo studiare, e non studi, e la sera hai il groppo in gola.
A volte cerchi di fartelo passare aprendo un libro a caso e sfogliandolo un pò a letto, altre volte resti con il groppo in gola e il giorno dopo pacchi di nuovo.
Io oggi, per espiare, ho deciso di andare a scuola guida che la sto paccando da un mese. Un'ora e mezza di autofrustate davanti ai test insieme ad altri venti poveracci.
Avere diciottanni è troppo per me.

domenica 10 ottobre 2010

In questi giorni svengo tantissimo.

In questi giorni svengo tantissimo.
Io svengo quando: mi tolgono del sangue from the vene, faccio la doccia troppo calda, mi faccio i piercing sul cesso, sto molto in piedi e sono molto sballata.
La cosa buona è che di solito me ne accorgo in tempo, che sta per succedere, e mi stendo a terra (o mi arrangio come posso) prima di perdere i sensi. Poi mi si scaldano un sacco le orecchie.
La prima volta che mi è successo ho visto tanti puntini bianchi, ho detto, Signora non ci vedo, tesoro stenditi lì, adesso muoio, ve l'avevo detto di non togliermi il sangue. Poi mi sono rialzata. Dal lettino della sala prelievi dell'ospedale. Avevo una malattia che nessuno ha mai capito cosa fosse, sono rimasta due mesi chiusa in casa agonizzante, mi ciucciavano sangue ogni settimana dal braccio destro, un giorno la Signora ha deciso di provare col sinistro e non usciva niente. Non ho mai capito bene perchè il mio sangue non voleva uscire dalla mia vena, però la situazione era che due persone mi strizzavano il braccio per veder di far venir fuori qualche gocciolina, io che pesavo venti chili ed ero bianca come il latte di riso, io che quando mi vengono stretti i polsi sento lo stimolo del vomito e lì la tizia mi spippettava le vene strizza di qua e strizza di là, ciccionissima lei, con due mani enormi, ma questa è un altra storia, la storia della Cicciona dei Prelievi, che un giorno ve la racconto.
La seconda volta è accaduto che ho visto tantissimi puntini bianchi, non ho sentito più niente, poi un fischio infinito fino a che non mi sono ripigliata. Per terra, nuda, in bagno.
La terza volta mi bucavo l'interno del labbro per la terza volta con un ago professionale, puntini bianchi notevoli, pavimento giallo e bianco del bagno.
La quarta volta ero al Capolinea con i tacchi altissimi e c'era un reading di Simonerossi e io avevo dell'erba da dio e ce la siamo seccata tutta e ad un certo punto tanti puntini, acqua e zucchero, tanto freddo, orecchie calde.
La quinta volta Rimini, raduno mod, sei di mattina dopo una lunga notte di northern soul, locale davanti alla spiaggia. Tanti puntini, usciamo per favore, no non puoi collassare adesso cazzo, no giuro che non collasso,giuro, mi accascio sul dondolo di un hotel, non comprendo più nulla, rido senza vedere nè sentire nulla, mi riprendo dopo mezz'ora.
La sesta volta è stata ieri sera all'Urban Disorder a Gualdo a vedere Phonat. Nel bagno non vedo niente usciamo un attimo mi riprendo subito ma... l'ultima, la più tosta, stamattina. Relativamente stamattina perchè ci siamo alzati alle tre e mezza. Richi ha una doccia che ti ingabbia ed è tutta bianca e io ho provato cos'è la claustrofobia. Prima non respiravo più, poi altro che puntini bianchi, un muro, un muro nero, non riuscivo più ad uscire di lì e avevo anche una coscia insaponata e mi sentivo sotto vetro, Richi non vedo, non ci vedo, fammi uscire.
E' stato emozionante.
Adesso vorrei sapere perchè in diciott'anni mi è successo cinque volte e in due giorni due.

giovedì 7 ottobre 2010




Il mio moroso spacca. Io son felice.