giovedì 25 novembre 2010

Gentile utente, il suo prestito librario è scaduto. La preghiamo di riportarlo il prima possibile. Grazie. Saluti. Biblioteca Saffi, Forlì. Ma io Rayuela non glielo ridò.

"Tocco la tua bocca, con il dito tocco il bordo della tua bocca, la disegno come se uscisse dalla mia mano, come se per la prima volta la tua bocca si aprisse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, faccio nascere ogni volta la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna sulla faccia, una bocca scelta tra tutte, con sovrana libertá scelta da me per disegnarla con la mia mano sulla tua faccia, e che per un caso che non cerco di comprendere coincide esattamente con la tua bocca che sorride da sotto la mia mano che ti disegna. Mi guardi, da vicino mi guardi, sempre piú da vicino, e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta piú da vicino e gli occhi si ingrandiscono, si avvicinano, si sovrappongono, ed i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano debolmente morderdosi le labbra, appoggiando appena la lingua tra i denti, giocando nei suoi recinti dove un’aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio. Allora le mie mani cercano di fondersi nei tuoi capelli, accarezzare lentamente la profonditá dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori e di pesci, di movimenti vivi, di fragranza oscura. E se ci mordiamo il dolore é dolce, e se ci affoghiamo in un breve e terribile assorbire simultaneo dell’alito, questa istantanea morte é bella. E c’é una sola saliva ed un solo zapore a frutta matura, ed io ti sento tremare contro di me come una luna nell’acqua."

mercoledì 24 novembre 2010

Rieccomi alle mie solite critiche all'ascoltatore medio italiano di musica indipendente.

Rieccomi alle mie solite critiche all'ascoltatore medio italiano di musica indipendente.
Costui è di base ignorante e, con la sua manìa di buttarsi sempre sulla novità, non tenta mai di analizzare il passato prima di ritenere d'aver compreso il presente.
Sarà colpa dei professori incompetenti che ci ritroviamo nelle nostre scuole che fin da piccoli non ci hanno insegnato ad amare lo studio della storia?
Insomma, arriviamo in fretta dove volevo andare a parare: Brondi è sostanzialmente un fico.
Essendo anche lui un giovine, è a conoscenza delle mode che spopolano tra gli altri giovini, in particolare questo ritorno del vintage, che alla fine è la moda che non muore mai, e allora che fa? Va a ripescare nel passato.
Non ho ancora capito se la cosa sia conscia o inconsicia, ma nei testi delle Luci della centrale elettrica ritroviamo la postgrammatica e la democratizzazione della poesia pascoliane.
Lo studentello medio: "Oh, Pascoli, che palle!"
"Oh Brondi, che fico!"
Io: "Oh, questa, che contraddizione!"
Pascoli denigrato così nelle quinte liceo e "Canzoni da spiaggia deturpata" elogiato da tutti i teenagers bloggers improvvisati cantastorie su e giù per la rete.
Inoltre nello stile pascoliano non esiste solo la postgrammatica, bensì anche la pregrammatica, oltre chiaramente alla comune e corretta grammatica (non più così comune, di questi tempi, ma non facciamo i pignoli); altro che SuperVasco. Molto più avanti seppur ottocentesco, ma gli studenti non contestualizzano e si annoiano.
Ma forse devo correggermi e ammettere che possiamo individuare della pregrammatica nello slang giovanile riportato in scruttura tipico brondiano tipo le chiacchiere da giovane disagiato a Milano nord infestata dagli immigrati, i magrebini spacciatori di cera per candele, che buon profumo di paraffina blablabla.
Più o meno ci siamo, la storia ci aiuta nel suo ripetersi. La grande proletaria si è mossa, non siamo più noi italiani gli immigrati, ora qua è pieno di albanesi stupratori, dai Willyoubuy ai Vucumprà sulle spiagge di Milano Marittima. Vendetta! Come non si ebbe compassione per noi, noi non ne avremo per questi sporcaccioni che ci rubano il lavoro. Ma non siamo razzisti, che dici, ieri ho anche postato su Facebook un link con la foto di un bambino negro!
Ma sto divagando.
Alla fine ci siamo, Brondi è il nuovo Pascoli, sono io che non avevo capito nulla.
No, sto dicendo stronzate. Ciò che volevo farvi notare è che qui basta che il primo coglione vada a ripescare qualcosa dal passato e lo spacci (o anche non) per una novità che tutti quanti lo elogeranno, tanto la storia non la si conosce più tra noi giovini.
Come chi segue questo blog sa bene, mi premuro sempre di rispondere a chi tenta di denigrarmi in pubblico che il desiderio di criticare qualcuno prima davanti ad un gruppo piuttosto che da soli con il diretto interessato nasconde frustrazione e una necessità di dimostrare a sè stessi (attraverso il convincimento degli altri) di essere migliori della persona in questione in quanto non se ne è davvero certi. Tutto ciò per arrivare a dirvi che tutto ciò non è un tentativo di screditare la produzione artistica delle Luci della centrale, questa è solo una conseguenza, piuttosto volevo rivolgermi ai giovani come me e tentare di farli scantare ed iniziare a documentarsi prima di scambiar per diamante qualsiasi luccichìo.
La trovata del nostro Vasco è notevole, anche se, come ho già detto, c'è ancora da determinare se sia conscia o meno. (Non so come mai ma qualcosa mi dice di no). (Okay, sono di parte, lo sapete). In ogni caso niente male, pure se si trattasse solo d'intuizione senza basi di conoscenza. Alla fine i nostri amici decadentisti (Baudelaire va un casino in questo periodo) ci hanno insegnato che solo attraverso l'intuizione è possibile conoscere.
Brave Luci. Ignorantelli i giovani. Sboroncella io.

lunedì 22 novembre 2010

I gatti son grassi di pelo novembrino e l'inverno non è ancora arrivato e se proprio deve che porti la neve, che porti la neve, che ci ammazzi tutti.
Domani sera ho le scarpe piene di ghiaccio e c'è solo cibo disgustoso e bocche che non parlano le nostre parole.
Domani sera vorrei non esistere.
Domani sera tu trovi qualcun'altra che non ha gli occhi, che non ha gli occhi, e le presti i tuoi, domani sera spero che porti la neve e che ci ammazzi tutti, ci ammazzi tutti.
La neve sporca di sangue è color tegole, di una casa che domani non abbiamo, resto con i gatti gonfi d'acari dove tu non puoi dormire. Diventano magri con le gocce di pianto,
io non ho bisogno che mi si prestino gli occhi. Domani sera i tuoi non darli a nessuno ti prego.

Piove.

Piove. (Citazione da Forlivese: ...sulla strada, pioggia nuda, pioggia che uccide l'ultimo giorno di viaggio.) Piove sempre tranne sabato sera che ce l'ha abbonata per i Massimo Volume anche se Ilmeteopuntoit diceva tredicipioggia, sedicipioggia diciannovepioggia, ventiduepioggia, unapioggia, quattropioggia, domenicadipioggia. Che poi quella alla fine c'è stata. Oggi illusione di sole delle nove di mattina e ora cielo tombino dalla finestra della quintaddì dopo il compito di matamatica sui limiti in cui credo di aver raggiunto il mio solito ed onestissimo cinquepiù.
Quando sono uscita stamattina Richi era morbidissimo e non capiva niente, un cuscino di quelli quadrati tedeschi.

domenica 21 novembre 2010

La capacità di trasformare con l'immaginazione il suono della sveglia in qualunque altra cosa durante il dormiveglia è intrinseca dell'essere umano.
Io ieri mattina mi son svegliata che sentivo un pulcino pigolare, pigolava sempre più forte, pio pio pio e pio pio pio e poi alla fine erano le sette e non c'era nessun pigolìo, solo il tono "Standard" della Nokia. Mi sognavo io quattrenne nel pollaio quando un paio di volte all'anno arrivava il carico di pulcini che diventavano galline e qualcuno lo si schiacciava per sbaglio con gli scarponi, I Doc Martines, un mio amico con il suo quarantacinque una volta uccise un gatto per sbaglio al buio, ma questa è un'altra storia. I pulcini diventavano galline e io che odiavo tutti entravo nel pollaio aprendo la porta alla nostra sottospecie di Pastore Maremmano e lui gli tirava il collo e io le rapivo, le addormentavo mettendo loro la testa sotto l'ala, mi facevo un chilometro per i campi e le nascondevo dentro i cassonetti della spazzatura in fondo alla strada. Poi gli operatori dovevano andare a salvarle prima che arrivasse l'autocompattatore.
Ogni giorno c'era bisogno di andare a cercare le galline scomparse.
Poi ad un certo punto mi han mandato dallo psicoterapeuta e io dicevo, Ma non sono mica matta, perchè, che ho fatto, sto benissimo, vè, non mi serve. Poi papà un giorno che mi sa che fu due anni fa mi disse, E' perchè uccidevi gli animali.
Ma no, non uccidevo gli animali, quello era Charlie, io li nascondevo solo nei bidoni. Non hanno capito niente.
Non hanno capito niente.
Non hanno capito niente.
Non hanno capito niente.





Spiegazione per i meno mentalmente dotati: Il finale di questo post è ironico.


Inoltre aggiungo: Questo è il mio blog in cui parlo dei cazzi miei, ovviamente. Le persone che compaiono nei miei racconti non hanno nulla in contrario riguardo il fatto che li citi qui. I miei genitori lo seguono. Se non ti garba puoi evitare di perderci del tempo e poi rompermi i coglioni con i tuoi commenti acidi, in quanto non costringo nessuno a leggere.

giovedì 18 novembre 2010





Ieri sera son andata al Diagonal a vedere gli ex Am per la quarta volta e c'erananche gli altri, c'erun sacco di gente, c'erache Simonerossi. Che se lo scrivi col t9 al posto di "Rossi" viene fuori "sorsi". E secondo me è una gran bella parola. Che secondo me simonesorsi è un gran bel personaggio.
I pezzi nuovi degli M+A non mi piacciono, mentre sul disco vecchio ci ho scopato per due stagioni. Adesso preferisco Four Tet. Quand'avevo quindici anni preferivo i Ritual. Quando avevo tredici anni preferivo i Damned.




(Sulla maglietta della seconda foto NON è un gufo, è un gufatto. Un gufo/gatto.)

martedì 16 novembre 2010

Teenagers Indi Forlivesi

E' uscito "Enciclopedia popolare della vita quotidiana" dei Distanti e allora i Teenagers Indi Forlivesi con i pantaloni arrotolati e la borsetta di tela sono in visibilio.
A Forlì va di ascoltare sempre questa roba qui e di usare sempre la stessa terminologia che si basa su modi di dire standard come "Che scesa", "Reale" e "Passa" più le svariate evoluzioni che non sto ad elencare.
Del tipo uno dice: "Forlì è una bella città." E si risponde: "REALE."
Per chi non lo sapesse, Forlì è una città di merda. I Teenagers Indi Forlivesi direbbero: "Questo posto fa cacare" cantando e citando i Verme, che non sono di qui, ma che con i gruppi forlivesi orgoglio dei teenagers forlivesi ci hanno a che fare. Tipo suonando negli Havah, che è un progetto che comprende componenti di La Quiete, Distanti, Verme, blabla.
A Forlì va di dire sempre Che scesa, ma quando c'è qualcosa da fare la si pacca perchè "Non ho la sbatta".
A Forlì il mercoledì sera si piglia del freddo davanti al Lato B e d'estate ci si guarda male in Collina.
Venerdì e sabato a Firenze c'è il Sons of Vesta Fest, dove suoneranno Verme, Distanti e Havah e i Teenagers Indi Forlivesi si stanno organizzando come matti, imparando maniacalmente i pezzi come "Appunti per una stagione virtuosa", o "Quasi come mosca" e io ho detto di tenermi un posto in macchina, che non sia mai che ci si vada davvero, ma attendo già l'sms di sabato mattina con scritto We, non vengo, non ho soldi.
I Teenagers Indi Forlivesi son tutti ricchissimi, salvo poche eccezioni.
La tendenza per l'inverno è l'abolizione del pantalone arrotolato, che oramai è passè, per spostarsi sul maglione di lana. Fatto a mano, se si può, che H&M è mainstream.
Hanno la barba. (E le occhiaie). Si parlan dietro e lo sanno ma si esce cioè se no che cazzo si fa in questo posto del cazzo, che scesa.
Hanno la maglietta die Joy Division ma anche quella non la si mette più.
Vanno a studiare architettura a Milano dopo il liceo.
Sempre scientifico o classico, il liceo, ma "Volevo andare all'artistico".
Lo so che ogni tanto passano a leggere qui, i Teenagers Indi Forlivesi. Me l'hanno detto.
Il quattro dicembre saranno tutti a vedere Micah P. Hinson al Bronson, perchè fa fico, ma il trenta novembre non andranno a vedere i Wavves, perchè "Non ho i soldi", "E poi li ho già visti".
I Teenagers Indi Forlivesi sono divisi tra quelli che comprano da fumare e si prendono dei pacchi che lo spaccino dopo ha i sensi di colpa e quelli che non spendon soldi per certe cose, ma solo per magliette di gruppi della scena, e poi scroccano per tutto il weekend.
La loro età va dai diciannove ai diciassette anni, più i sedicenni che tentano di "entrare nel gruppo", yo, intasando la home di Facebook con video delle band sopracitate e utilizzando la terminologia gggiovine in modo esagerato.
I miei amici son tutti Teenagers Indi Forlivesi.

Io odio Forlì ma tutte le volte che me ne sono andata poi mi è mancata.

Io, sabato, per andare a Firenze, non ho veramente i soldi.
Vendo leggings e cardigan a sei euro. Interessati?

lunedì 15 novembre 2010

Oggi ho bevuto il latte, tutte le mamme gatte erano nel mio piatto, mentre i ratti ballavano sulle mie ginocchia sfatte, le nostre schiene storte, le gambe sciolte dalle finestre rotte.
Assaggia tutto: non ho mai detto che attutire sarebbe stato brutto. Sbatti le porte, facciamo a botte: ti amo.




(Ho rampinato da Francesco De Leo.)

mercoledì 10 novembre 2010

Neve pulita.

Come gratti bene i nasi, come respiri bene i colli, le ciglia grattano via le guance, la fronte tra le scapole, c'è una parte del respiro in cui trovo il vuoto quando son con te, c'è una parte dell'universo in cui trovo la neve pulita quando sto sotto la tua maglietta, e ci lascio le impronte, c'è il sole che non ha il coraggio di entrar dall'abbaìno per venirci a svegliare.
Ho gli occhi di pane e la punta del tuo naso è un quadratino su cui si può dormir per giorni, le altre non l'avevano notato. E dici, Le altre non l'avevano notato e tu mi scopi più sinuosa.
Ci addormentiamo naso nella spina dorsale.
Un bambino di tre anni
No, ne ho tre e mezzo!
Un bambino di tre anni e mezzo,
per dirla alla Nori,
l'altro giorno, che eravamo con papà, alla vista di un motociclo ha esclamato: "Quella moto è bellissima. E' squisita di bellezza."
Sinestesia.
La percezione sinestesica.
Allora tutte quelle puttanate che dicevano i decadentisti son vere, cristo.
Anche quelle che diceva Jim Morrison, anche quelle che diceva Pascoli, e pure William Blake. E pure Huxley.
Dunque facciamoci di Peyote per tener vivo il nostro Fanciullino e per non lasciare che la ragione separi le percezioni e vediam se riusciamo a sentire quei profumi verdi come praterie, o dolci come il suono dell'oboe, o il fru fru delle stelle e poi Baudelaire e Rimbaud ci verranno a trovare in sogno. Al che a me piglierà abbastanza male, credo. E infatti io le poesie non le leggo, io son fan di Verga e, sebbene al fascino del bohemien sia alle volte impossibile resistere, io nel milleottocentocinquantasette mi sarei comprata Madame Bovary anzichè i Fiori del male.
Perchè il poeta è si un ribelle, ma è la realtà ciò che fa più paura.
E dunque cosa c'è di più sovversivo di un romanzo realista, un documento umano?

domenica 7 novembre 2010

Io amo quello in mezzo con la maglia gialla che fa così con le labbra.

Un rattotalpa.

Mi piace come stanno linkati i tuoi neuroni i tuoi collegamenti come dormono le tue labbra quando dormi mentre tengo il dito indice sulla punta del tuo naso.
La notte di nastro isolante mi ricordo solo il tuo profilo al buio degli anabbaglianti gli occhi di foglie di fico ti regalo uno dei miei fili di rame e una dedica molto brondiana per dirti che non ti voglio bene, non ti voglio bene, non ti voglio bene, non ti voglio bene.

Sono un rattotalpaglabro lungo dodici tredici centimetri ho i denti fuori dalla bocca ho gli occhi solo per far finta di avere gli occhi ho un tasso di metabolismo dell'ossigeno molto basso per l'aria rarefatta di casa nostra, di mondo nostro, non ho i recettori per la sostanza P e quindi se facciamo a botte vinco io e poi muoio. Puoi farmi male solo in testa. Hai tempo trent'anni per sposarmi. Anche se sono brutto. Vorrei che mi regalassi un pipistrello adulto.

Quando guardo gli angoli del tuo viso non ho più nè naso nè bocca. Se non fosse che sono incastrata in un barattolo di lacca che fa vomitare gli occhi. Ti amo. Ho rovesciato le ossa sul pavimento e adesso se per favore me le rimetti. Ti amo. Adesso se per favore mi costruisci una scatola da scarpe dove posso morire, che è meglio non farlo sotto il sole di coltelli. Ti amo. Adesso se per favore mi canti ancora una canzone al citofono. Ti amo. Adesso se per favore mi dici che vieni via con me che so che non lo farai. Ti amo. Adesso se per favore mi ami.

giovedì 4 novembre 2010

Ambra Sophie ha gli occhi marroni. Io se penso al marrone mi vengon in mente le castagne. Ambra Sophie ha i capelli del colore delle castagne, anche.
Ambra Sophie ha due gambe che a mia mamma ricordano quando in TV c'erano le Kessler. Ambra Sophie ha due labbra che quando Horacio ci pensa si sente di sparire per cinque secondi. Poi torna. La mamma dice che a stare tra le nuvole poi passa l'angelo e ci rimani. Questa cosa dell'angelo la usa un pò per tutte le occasioni. Se fai le boccacce, se fai finta di zoppicare, se stai tra le nuvole. Statt'accort che passa l'angelo. Sto accorto, sto accorto, dice Horacio.
Ambra Sophie ha quel tipo di lobo dell'orecchio che presenta il carattere recessivo. Quello che non scende giù molle, ma che se ne sta attaccato stretto stretto alla testa. Così è più difficile che da anziana le caschino le orecchie come alla nonna dopo aver portato gli orecchini a cerchio di quei diametri impressionanti che indossano quel tipo di vecchie borghesi. Ambra Sophie ha un sacco di ciglia: lunghissime. Non ha bisogno di stare a collocarsi in quella metà di donne nel mondo che dice "mascara" o quella che, più alla De Gregori, dice "rimmel". Son talmente tante, quelle ciglia, che ce n'è sempre qualcuna che cade sulla guancia da esprimerci qualche desiderio tra i due indici. Ambra Sophie è bella quando mangia i frutti arancioni. Io se penso ad un colore che stia bene col marrone penso all'arancione e mi viene in mente Ambra Sophie che mangia un kako. Col cucchiaino. E' bella anche quando ci mangia i Kiwi, col cucchiaino. E anche quando ci mangia le zuppe di fagioli che anche quelli si intonano a lei. Anche le sue lentiggini si intonano ai suoi occhi, ai suoi capelli, alle castagne, ai kaki.
E, nei suoi colori, Ambra Sophie si intona al nero di Horacio, addolcendolo.
E Horacio, in cambio, la ama come si ama un fiore sotto una campana di vetro,
che è una citazione,
come il nome "Horacio".

martedì 2 novembre 2010

Ieri sera.

Ieri sera stavamo andando da Richi che mi era venuto a prendere a Forlì e stavo scrivendo un messaggio a Leo con cui chiaramente stavo discutendo e direi che quel ragazzo porta sfiga perchè eravamo sulla Cervese alzo gli occhi dal cellulare ed ero in un palo. Proprio in. Testacoda in curva, quella col cartello di Mirabilandia. Per un metro lo potevamo evitare, ma a due metri ce n'era uno più grosso e molto più duro e un po' Leo, un po' Richi che se l'era sognato che ci infilavamo lì, oppure che ci si infilava qualcun altro, non mi ricordo, ma comunque al fato non potevamo sfuggire.
In ogni caso siamo vivi ma dall'altra parte della strada c'era un bel fosso, potevamo morire insieme, così avevo passato il resto della mia vita con lui, che romantico.

lunedì 1 novembre 2010

Ieri sera ho: visto i La Quiete, preso un sacco di botte senza rendermene troppo conto ed essendo molto felice di prenderle, stretto una relazione con il Montenegro, perso e ritrovato il cellulare, chiarito due cose che mi stavano a cuore con due persone particolari, incontrato tutti quelli che conoscevo, parlato con gente che non vedevo da vite.

Stamattina avevo: lividi, un braccio e una gamba che non funzionavano, un "Alina" scritto a caratteri cubitali e con un pennarello indelebile sul braccio destro con una bellissima calligrafia, un'emicrania notevole, una bocca impastata, tanti gruppi new wave segnati nelle bozze del cellulare, soldi nel reggiseno, un ragazzo bellissimo nel letto che appena mi dice di si lo sposo.